Nel lontano 2007, quando stavo elaborando la mia Laurea su come Internet poteva aiutare nella comprensione delle opere d’arte, scrissi una presentazione che personalmente mi è sempre piaciuto rileggere, soprattutto perché la comunicazione è sempre stata intrinseca dell’uomo, e quindi il concetto che qualsiasi nostro gesto è comunicazione mi ha sempre affascinata, soprattutto nel mondo dell’Arte. E siccome stavo studiando proprio la comunicazione nei musei, ho abbinato le due cose. Questa è la presentazione, non ringrazierò mai abbastanza il mio professore Francesco Antinucci che mi ha aperto la mente alla comunicazione e all’approccio alle cose e al mondo 🙂

Per fortuna da allora le cose sono molto cambiate, e i Musei spesso (aimè non sempre…) riescono a comunicare emozioni, e a non essere solamente polverosi contenitori, grazie a professionisti davvero talentuosi.

Marianna

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Fin dalla nascita, il Museo ha avuto tre compiti fondamentali: conservare, studiare, esporre.

Questi compiti nel tempo hanno subito varie modifiche, sia materiali che teoriche. I primi due, nella maggior parte dei Musei, vengono rispettati più o meno in maniera omogenea, anche se spesso si notano situazioni espositive in cui la conservazione è al limite, resa difficile dalla manutenzione scarsa delle vetrine, o dall’uso di teche ormai obsolete, nonostante le problematiche conservative sulle vetrine siano ampiamente studiate e progettate.

Perciò, se per i compiti di studio e conservazione il Museo adempie al proprio dovere, vediamo che così non è per quanto riguarda l’esporre. Esporre non nel senso fisico ma nel senso di trasmettere cultura, far comprendere, soprattutto ai profani, ma anche agli esperti. Carlo Ludovico Ragghianti, grande storico dell’arte, impegnato nella divulgazione e nella conservazione artistica, già nel lontano 1974 scriveva che i Musei “…non rispondono in generale a quella che dovrebbe essere la loro esigenza fondamentale o primaria, di essere strumenti di comprensione delle opere d’arte, cioè non svolgono la loro funzione educativa di carattere pubblico.”

Andando ancora a ritroso nel tempo, con sorpresa, possiamo risalire anche ad un’altra affermazione che nasce nel periodo iniziale della storia dei Musei, un’affermazione di Quatremère de Quincy, archeologo, che nel 1815 denunciava come le opere d’arte finissero per subire la “… condanna al ruolo inattivo che le attende nei musei […] luogo dove nessun sentimento accessorio prepara l’anima e la dispone alle affezioni corrispondenti all’opera”. Molti studiosi oggi sono d’accordo con affermazioni simili, paradossalmente attualissime, nonostante siano passati più di 30 anni per la prima e addirittura due secoli per la seconda. Ma se si analizzano le cause, ecco che sovviene la confusione e ci si accorge che il problema è molto più vasto e complesso. Trasmettere cultura ha un significato preciso, significa infondere conoscenze e valori con particolari modalità, non solamente “esponendo” ma attraverso soprattutto l’uso di particolari codici e veicoli segnici, questo perché l’opera d’arte è intrinsecamente un segno che, entrando nel Museo, viene prima di tutto decontestualizzato e di conseguenza reso illeggibile da un pubblico profano. Purtroppo la materia “Scienze della Comunicazione” non fa parte del bagaglio culturale degli operatori museologici, per la maggior parte archeologi e storici dell’arte, oppure architetti. E nemmeno la Museologia se ne occupa, materia d’elezione dei Musei, stranamente in contrasto con la materia “sorella” Museografia che ha invece sviluppato soluzioni e un notevole rinnovamento grazie alle discipline scientifiche. Anche se un oggetto inserito in una vetrina di “ultima generazione”, quasi impenetrabile da alcun agente atmosferico, senza alcun criterio comunicativo non adempie comunque al compito “espositivo” del Museo. Questo in un momento in cui la frequenza dei visitatori è molto alta e in costante crescita ma, paradossalmente, all’interno del Musei si comunica poco e male e ancor meno di prima.

Accanto al concetto di “Museo come trasmissione di cultura” vi è Internet. Questo mondo virtuale è per prima cosa un mezzo visivo e interattivo e in questo un po’ si avvicina ad un’opera d’arte. E’ inoltre un mondo condiviso da tutti dove la divulgazione è alla base dei meccanismi e la comunicazione si esercita senza limiti o restrizioni. Un luogo in cui la creatività e l’interazione con l’utente è portata ai massimi livelli. L’obiettivo del mio studio è mostrare concretamente, attraverso, cioè, un esempio realmente costruito, come è possibile utilizzare Internet per aiutare il Museo nella sua funzione di trasmissione culturale. Questo ausilio prende la forma di un filmato, articolato ipertestualmente ed è relativo, a puro titolo di esempio, ad una concreta opera (Davide e Golia di Caravaggio) situata in un concreto Museo (Galleria Borghese di Roma). Si vogliono così mostrare le potenzialità effettive offerte da Internet ai Musei per far tornare le opere a parlare.

Marianna Rovere

Fonte: Tesi di Laurea “Modalità di fruizione e comunicazione dell’opera d’arte via Internet” M. Rovere 2007 ©